L’obbligazione risarcitoria in solido fra il debitore e l’ausiliario

La rilevanza pratica della questione

Sul piano pratico, la rilevanza di un’obbligazione solidale pone un problema di regresso: in particolare, il debitore dopo aver adempiuto la prestazione nei confronti del creditore, può chiedere la quota di debito al condebitore, a cui il creditore non ha rivolto la domanda di adempimento (cfr. artt. 1298-1299 c.c.).

Nel caso specifico di concorso di responsabilità contrattuale del debitore ed extracontrattuale dell’ausiliario, però, il legislatore non detta una puntuale disciplina; pertanto, la lacuna dell’ordinamento circa la sussistenza o meno di un diritto di regresso del debitore verso l’ausiliario, una volta risarcito il danno al creditore, va colmata sia a mente delle logiche ispiratrici dell’obbligazione in solido che dei principi propri della responsabilità civile.

Soluzioni operative

Appare razionale riconoscere al debitore un diritto di regresso solo laddove il fatto dannoso dell’ausiliario sia caratterizzato da colpa grave o da dolo, escludendo, invece, la possibilità di ripetere dall’ausiliario il quantum risarcitorio corrisposto al creditore, ove il fatto si caratterizzi per colpa lieve.

In primo luogo, infatti, ove si consentisse al debitore di esercitare sempre il regresso, anche nei casi di colpa lieve dell’ausiliario, il significato della responsabilità del debitore diverrebbe apparente, posto che quest’ultimo, traslando il costo del risarcimento sull’ausiliario, finirebbe per non rispondere sul piano giuridico dell’inadempimento dell’obbligazione, solo sul piano strettamente materiale realizzato dal suo collaboratore.

Nei casi di colpa grave e di dolo dell’ausiliario, invece, l’ammissibilità del regresso appare ragionevole, in quanto serve ad evitare che l’autore del fatto lesivo guadagni una posizione di immunità rispetto ad azioni personali cariche di offensività; soluzione non  ammissibile anche in forza della norma imperativa ex art. 1229 c.c. e del principio di eguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.

Ancora, va sottolineato che ove la condotta offensiva si connoti di grave colpevolezza, vi è un ampio distacco dall’esecuzione della prestazione obbligatoria affidata dal debitore all’ausiliario: evidente, dunque, appare il disvalore giuridico della condotta dell’ausilario, sicchè l’obbligo del debitore appare sorto nell’esclusivo interesse del fatto illecito dell’autore del fatto e una volta risarcito il danno, un regresso integrale si fonda sull’art. 1298 c.c., ultimo inciso.

Conclusione

Di recente, la giurisprudenza di legittimità ha recepito una parte di questi argomenti in un caso di responsabilità sanitaria, in cui il medico, come noto, è considerato un ausiliario dell’ente ospedaliero (cfr. art. 7 Legge n. 24/2017, c.d. Bianco-Gelli), escludendo un diritto di regresso della struttura sanitaria nei confronti del sanitario.

Trattasi di un caso, per ragioni temporali, non disciplinato dalla Legge Bianco Gelli, che ha espressamente limitato la rivalsa dell’ente ospedaliero ai casi di colpa grave e di dolo del sanitario (cfr. art. 9 L. cit.): a conferma, dunque, di come il risultato ottenuto dal legislatore può ragionevolmente ricavarsi in via interpretativa per tutti i casi di responsabilità del debitore per fatto dell’ausiliario (cfr. in tale senso anche da Trib. Milano, sez. I, 23.11.2016).  

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