Dichiarazione di inammissibilità del ricorso per accertamento tecnico preventivo

Principio di diritto

In considerazione del lungo lasso di tempo trascorso dalla scoperta e cognizione dei vizi/difetti e l’effettiva proposizione del ricorso ex art. 696 c.p.c., non può ritenersi sussistente il periculum in mora.

Peraltro, ove il ricorso non contenga idonea indicazione dei motivi di urgenza, mancano le concrete prospettazioni del ricorrente in ordine al requisito, richiesto dal legislatore per l’adozione del provvedimento, ossia il concreto pericolo di dispersione o alterazione degli elementi di prova atti a giustificare una anticipazione dell’incombente probatorio, che impongono la non ammissibilità del ricorso stesso (Tribunale di Livorno, Ordinanza, 7 dicembre 2020).

L’espletamento della consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c. persegue finalità deflattive delle liti e conciliative, comportando la necessità di verificare se, mediante mero ricorso ad una CTU, sia possibile ritenere, con giudizio prognostico, che le parti, in ragione della materia del contendere, possano pervenire alla composizione della lite mediante un accordo bonario.

In data 20 aprile 2020, una società di progettazione e direzione lavori, assistita dal nostro studio, si costituiva in un giudizio ex art. 696 e 696-bis c.p.c., promosso da un Condominio innanzi al Tribunale di Livorno.

Svolgimento del giudizio

Il Condominio, con il proprio ricorso del 23 gennaio 2020, affermava che le società costruttrici e venditrici nonché i progettisti e la direzione lavori, nell’ambito della realizzazione dello stabile condominiale, fossero responsabili di gravi vizi e difetti in danno delle parti comuni (e private) del Condominio stesso.

Nel costituirsi in giudizio, la società di progettazione e direzione lavori, contestava, in via preliminare, l’intervenuta decadenza e prescrizione dall’azione e, per l’effetto, la carenza dei requisiti del periculum in mora e del fumus boni iuris, posti a fondamento del ricorso cautelare, chiedendo quindi la dichiarazione di inammissibilità del ricorso introduttivo e, in via subordinata, il rigetto anche nel merito.

In data 7 dicembre 2020, il Tribunale di Livorno, con ordinanza, dichiarava inammissibile il ricorso depositato dal Condomino, condannato al pagamento delle spese legali.

Nell’interesse della nostra assistita è stata eccepita l’intervenuta decadenza e prescrizione da entrambe le azioni, ex artt. 1667 e 1669 c.c., in quanto il ricorso del Condominio è stato depositato tardivamente rispetto al momento della scoperta e cognizione dei vizi.

Motivi della decisione

La tardività della proposizione del ricorso, di fatto, assorbe ogni eventuale valutazione ai fini dell’ammissibilità dello stesso, fermo restando l’onere della parte ricorrente di comprovare la sussistenza del fumus boni iuris e periculm in mora.

Il Tribunale di Livorno ha ritenuto, quanto al fumus boni iuris, che i vizi contestati fossero già noti a parte ricorrente, a fronte di una adeguata cognizione tecnica garantita da una perizia tecnica di parte, quantomeno dalla fine del 2014, con la conseguenza che i vizi denunciati in ricorso non possano ritenersi diversi e/o nuovi rispetto ai precedenti, ma, al più, possano configurare un mero aggravamento dei vizi già noti al Condominio, tale per cui il fumus boni iuris debba essere escluso.

Parimenti, in punto di periculm in mora, l’indicazione generica dell’urgenza della verifica contrasta con la non attualità dei difetti lamentati né sono ravvisabili concreti pericoli di dispersione o alterazione degli elementi di prova che giustifichino l’anticipazione dell’incombente probatorio.

Quanto al ricorso ex art. 696-bis c.p.c., il Tribunale, del pari, ha ritenuto che non possa trovare accoglimento in quanto, a tale fine, è necessario verificare se le parti con il semplice ricorso ad un CTU possano comporre bonariamente la lite tenuto conto della materia del contendere. Ciò accade quando il fatto storico sia pacifico e non vi siano questioni ulteriori e diverse rispetto al profilo “tecnico”: nel caso di specie, le eccezioni di decadenza e prescrizione nonché le eccezioni di carenza di legittimazione attiva e passiva investono profili che non possono essere demandati né chiariti da una CTU e, quindi, non consentono una prognosi positiva in ordine alla possibilità di conciliazione all’esito del procedimento.

Conclusione

Il Tribunale di Livorno, pertanto, con ordinanza del 7 dicembre 2020, ritenuto che, il requisito del periculum in mora, al pari del fumus boni iuris, non fossero sussistenti e che, a fronte delle eccezioni di decadenza e prescrizione nonché le eccezioni di carenza di legittimazione attiva e passiva formulate dalle convenute e dalle terze chiamate, non fosse possibile formulare una prognosi positiva in merito alla possibilità di conciliazione, dichiarava “l’inammissibilità del ricorso introduttivo”.

Lo studio resta a disposizione per fornire un’accurata consulenza e assistenza nei procedimenti cautelari, aventi ad oggetto vizi e responsabilità di tutte le figure gravitanti attorno al contratto di appalto

 

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