Gli effetti dell’intestazione fiduciaria di beni nella procedura di sovraindebitamento

Principio di diritto

L’atto in frode ai creditori, quale condizione di arresto della procedura di sovraindebitamento, non può essere assimilato tout court ad un atto di disposizione patrimoniale e neanche può essere associato alla c.d. meritevolezza ad essa attribuendo valore di requisito di ammissione alla procedura. In sostanza, l’atto di frode non deve identificarsi con il mero atto dispositivo, bensì richiede una connotazione soggettiva, lì dove la natura fraudolenta è data dalla finalità di pregiudizio per i creditori, relativamente alla reale consistenza del patrimonio, esclusa nel caso di intestazione fiduciaria di un bene ceduto entro i cinque anni prima della domanda per la liquidazione dei beni (Tribunale di Milano, II Sez. Civ., Decreto ex art. 26 L.F., 24 settembre 2020).

Svolgimento del giudizio

In data 15 maggio 2020, un consumatore (assistito dal nostro studio) depositava – innanzi al Tribunale di Milano – ricorso per l’apertura della procedura di liquidazione dei beni ai sensi della Legge n. 3/2012.

In data 19 giugno 2020, il Tribunale di Milano ha rigettato la domanda del consumatore in quanto, in relazione ad una cessione di un bene immobile (per un valore modico) nei n. 5 (cinque) anni precedenti, ha ritenuto sussistente un c.d. atto in frode ai creditori.

In data 29 giugno 2020, il consumatore proponeva reclamo avverso il decreto di rigetto affermando che, essendo stato il bene immobile compravenduto solo in veste di fiduciario dal reclamante, non solo non poteva ritenersi commesso alcun atto in frode ai creditori, ma neppure la compagine dei creditori poteva affermare di aver subito una diminuzione delle proprie garanzie posto che queste ultime, comunque, non avrebbero potuto essere incrementate dal ricavato della compravendita.

Motivi della decisione

Il Collegio, sulla base della documentazione fornita dal reclamante, ha ritenuto che il prezzo di acquisto dell’immobile sia stato corrisposto dall’acquirente (cioè il reclamante) mediante n. 3 (tre) assegni con provvista proveniente dal padre del debitore stesso.

In altri termini, risulta dai documenti allegati al reclamo, che la disponibilità per l’acquisto del bene da parte del consumatore sia derivata esclusivamente dal padre di quest’ultimo con la conseguenza che il vero “proprietario” del ricavato della vendita non poteva che essere il padre del reclamante solo titolare fiduciario del bene immobile.

Inoltre, osserva il Collegio che il reclamante, a seguito della cessione dell’immobile del 2016, aveva immediatamente rimesso nella disponibilità del padre fiduciante il ricavato della vendita.

Per tale via, prosegue il Collegio “viene meno la natura di atto in frode ai creditori nella vendita del 2016, requisito necessario per affermarsi la ricorrenza della causa di arresto della procedura”. Prosegue il Collegio “… l’atto in frode non deve identificarsi con il mero atto dispositivo, bensì richiede una connotazione soggettiva, lì dove la natura fraudolenta è data dalla finalità di pregiudizio per i creditori, relativamente alla reale consistenza del patrimonio. Reputa il Collegio che tale connotazione soggettiva non sia qui ravvisabile in quanto per la vendita del 2016 … non è dimostrata né è evincibile la specifica e dolosa preordinazione a sottrarre un proprio bene dal patrimonio destinato alla funzione di garanzia dei creditori stabilita dall’art. 2740.

Il Collegio ha correttamente ritenuto, quindi, che a fronte di una intestazione fiduciaria del bene poi oggetto di vendita debba essere esclusa la preordinazione in fronde ai creditori nella vendita del 2016 con trasferimento della liquidità.

Anche in punto di c.d. meritevolezza, il Collegio ha precisato che “… l’art. 14-quinquies della L. 3/2012 … impone al Giudice di verificare unicamente, ai fini dell’apertura della liquidazione, che la domanda “soddisfi i requisiti di cui all’art. 14-ter, nonché “l’assenza di atti in frode”.

Conclusione

Il Tribunale di Milano, pertanto, con decreto del 24 settembre 2020, ritenuto che, anche in considerazione dell’assenza di atti c.d. in frode ai creditori, la proposta formulata dal consumatore rispettava i requisiti di cui agli artt. 14-ter e seguenti della L. n. 3 del 27 gennaio 2012 , dichiarava “aperta la procedura di Liquidazione di tutti i beni del consumatore”.

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