L’entità del patrimonio dei coniugi in fase di separazione

Come stabilire la vera entità del patrimonio dei due coniugi in fase di separazione?

Cambio di rotta del Consiglio di Stato in adunanza Plenaria.
Tra le questioni più dibattute, dentro e fuori le aule dei Tribunali, ci sono, statisticamente, la divisione del patrimonio della coppia, il diritto di uno dei due coniugi separati ad un assegno di mantenimento per sé e per i figli collocati presso uno dei due genitori, la gestione dei figli e della loro vita all’interno di una famiglia non più unita.

Solitamente, in una causa di separazione, i Giudici analizzano la situazione economica e patrimoniale di entrambi i coniugi e della famiglia nel suo complesso al fine di ricostruire il tenore di vita pregresso e le possibilità economiche dei due coniugi.

La recentissima sentenza del Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria n. 19/20 ha segnato un importante passo in avanti proprio in tema di valutazione e di analisi delle condizioni patrimoniali dei coniugi.

Problematica sottesa alla sentenza- caso da risolvere

Quante volte è capitato di sapere che il  coniuge-controparte guadagna molto di più di quello che dimostrano le sue dichiarazioni dei redditi e le certificazioni reddituali (di regola il Tribunale richiede le dichiarazioni dei redditi degli ultimi n.3 anni)?

Detto coniuge, infatti, potrebbe possedere degli immobili in affitto, potrebbe percepire altre entrate, per es. quale socio di società, dei proventi da investimenti fatti, percepire profitti provenienti da altre attività o, ancora, potrebbe aver investito denaro in polizze o fondi.

Ciò, è evidente, rileva ai fini dell’assegnazione della casa famigliare e ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento, sia in favore del coniuge economicamente più debole che in favore dei figli della coppia.

E’, quindi, molto importante dimostrare in giudizio la capacità reddituale reale del  coniuge da cui si separa la nostra parte, al fine di quantificare correttamente le nostre pretese economiche e formulare la domanda contenuta nel ricorso in giudizio in modo proporzionato.

Del pari importante, è poter provare, con documentazione incontrovertibile, l’ammontare del patrimonio della controparte, così da offrire al Giudice adeguati mezzi per decidere in ordine all’assegnazione della casa famigliare ed in ordine al mantenimento.

La domanda più importante è, quindi, dove sia possibile reperire tutta – o buona parte – della documentazione fiscale e patrimoniale della nostra controparte?

Soluzione antecedente alla Sentenza del Consiglio di Stato.

Il primo passo è sempre stato quello di formulare istanza di accesso agli atti presso l’Agenzia delle Entrate (che gestisce l’Anagrafe Tributaria) secondo quanto previsto dalla Legge n. 241/1990.

Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate, il più delle volte comunicava di non poter fornire tali dati, poiché il coniuge (a cui detti dati si riferivano) si opponeva, oppure frapponendo degli ostacoli a livello di privacy, o, ancora, poiché non vi era alcun ordine del Giudice che supportasse questa richiesta.

Nel caso in cui le parti si trovassero già avanti a un Giudice, era, invece, necessario formulare, nelle istanze istruttorie, una richiesta di ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c. Tale istanza, tuttavia, poteva essere disattesa dal Giudice, il quale ben avrebbe potuto non ritenere necessaria questa indagine e limitare la sua valutazione alle sole dichiarazioni dei redditi e poco più. Inoltre, è il caso di ricordare sempre che la richiesta di ordine di esibizione può essere rigettata dal Giudice in quanto l’art. 210 c.p.c. prevede espressamente che il Giudice non può supplire al mancato assolvimento dell’onere della prova che incombe sulla parte mediante tale strumento e può ammetterlo solo ove la prova non sia acquisibile aliunde.

Svolta impressa dalla sentenza n. 19/2020 del Consiglio di Stato.

La sentenza in esame apre il varco a tutta una serie di attività di ricerca e indagine che possiamo approntare, quali difensori, anche prima dell’inizio del giudizio.

Innanzitutto si deve sottolineare che detta sentenza statuisce che:

  1. i documenti che attengono alla situazione patrimoniale di una persona sono visionabili da chi ne abbia interesse;
  2. non è necessario attendere l’inizio di un giudizio per accedervi, ma è possibile richiedere tali documenti all’Anagrafe Tributaria anche ante causam;
  3. di tali documenti si potrà estrarre copia e non solo effettuare una consultazione presso gli Uffici dove sono custoditi.

Il vantaggio di tale ultimo punto è evidente: avendone una copia potremo consultare i documenti con calma, sottoporli a un tecnico (es. Commercialista), utilizzare i documenti nelle trattative con il nostro coniuge e, a maggior ragione, in sede processuale.

Il suggerimento per tutti i Colleghi che si occupano di questa materia è effettuare vari tentativi di richiesta ad Agenzia delle Entrate, facendo menzione della sentenza del Consiglio di Stato qui esaminata che, indubbiamente, fornisce una solida base a cui ancorare il diritto di visionare detti documenti. Quand’anche Agenzia delle Entrate rispondesse negativamente (tante volte ciò dipende dalla decisione di un singolo Funzionario che può avere un’idea diversa rispetto ad un altro), potremo produrre in giudizio la nostra richiesta di accesso agli atti e il diniego dell’Ente, documenti che il Giudice valuterà positivamente ai fini della concessione dell’ordine di esibizione richiesto in causa.

Lo studio resta a disposizione per fornire assistenza e consulenza nei giudizi di separazione e divorzio approntando la migliore strategia onde avere condizioni economiche favorevoli al proprio assistito.

 

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