Esdebitazione del debitore incapiente

Con provvedimento del 30 marzo 2023 il Tribunale di Milano ha riconosciuto ad una nostra assista il beneficio dell’esdebitazione senza utilità per un monte debiti pari a circa Euro 80.000,00, fornendo spunti interessanti sui requisiti di accesso a tale istituto di recente introduzione.

L’ISTITUTO DELL’ ESDEBITAZIONE SENZA UTILITÀ

A partire dal 25 dicembre 2020 il “decreto ristori” ha anticipato una delle più significative innovazioni del Codice della Crisi (art. 283): l’esdebitazione del sovraindebitato incapiente.

Secondo tale istituto, può ottenere l’esdebitazione “a zero incassi” chi non può far fronte ai pagamenti neanche in parte. Trattasi di ipotesi residuale, utilizzabile una sola volta, la quale risulta di particolare interesse per coloro che non hanno potuto accedere al beneficio del sovraindebitamento proprio per l’assenza di redditi o beni intestati da vendere o cedere ai creditori – anche solo in garanzia – pur di vedersi cancellare le passività. In pratica, al debitore incapiente – purché risulti “meritevole” – si concede un’ulteriore possibilità di ottenere il beneficio dell’esdebitazione anche se non è in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno in prospettiva futura, tenuto ovviamente conto della prevalente necessità di assicurare il mantenimento della propria famiglia.

L’esdebitazione può essere riconosciuta prevedendo il solo obbligo di pagamento a favore dei creditori, entro quattro anni dal decreto, qualora sopraggiungano in tale lasso di tempo liquidità idonee al soddisfacimento dei creditori almeno nella misura del 10%.

IL CASO

Con provvedimento del 21 luglio 2022 veniva accolto dal Tribunale di Milano un ricorso proposto ex art. 14 quaterdecies l. n. 3/2012 dal nostro studio e, di conseguenza, venivano dichiarati inesigibili i debiti ivi indicati.

Avverso questo provvedimento proponeva opposizione uno dei creditori (istituto bancario), in accoglimento del quale, con provvedimento in data 3.2.2023, veniva revocato il provvedimento del beneficio dell’esdebitazione sulla base di due motivi:

  1. a) carenza della soglia di rilevanza di cui al comma 1 dell’art. 14 quaterdecies L. 3/2012;
  2. b) carenza del requisito della meritevolezza del debitore

Avverso il provvedimento di revoca il nostro studio proponeva reclamo per conto della debitrice, adducendo la sussistenza dei presupposti di legge, integralmente accolto per le seguenti motivazioni.

LA SOGLIA DI RILEVANZA DI CUI AL COMMA 1 DELL’ART. 14 QUATERDECIES L. 3/2012

A detta del Giudice della fase di opposizione, il dispositivo dell’art. 14 quaterdecies 2 comma L.3 /2012 prescriverebbe che per poter accedere all’esdebitazione l’istante non debba percepire un reddito annuo superiore a quello normativamente individuato nella misura dell’assegno sociale, aumentato della metà e moltiplicato per un parametro corrispondente al numero dei componenti del nucleo familiare della scala di equivalenza dell’ISEE prevista dal regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159.

Il Collegio ha convenuto che ai fini di tale calcolo devono tenersi in considerazione le spese mensili ritenute eque dall’OCC, che dovranno essere detratte dal reddito percepito (orientamento peraltro già espresso dal Tribunale di Mantova con sentenza del 22 febbraio 2022).

Del resto, tale interpretazione risulta l’unica compatibile con la ratio della norma stessa. Tale parametro è infatti esplicitamente formulato al fine di rintracciare utilità (extra rispetto al reddito necessario al sostentamento del nucleo familiare) che possano essere devolute al ceto creditorio nei 4 anni successivi all’esdebitazione.

Se la finalità è quella di individuare l’esistenza o meno di utilità da devolvere ai creditori, non si potrà che considerare in questo calcolo i soli redditi effettivamente disponibili dal debitore, ossia quelli residui al netto delle spese necessarie al suo sostentamento e della sua famiglia.

IL REQUISITO DELLA MERITEVOLEZZA

Anche rispetto a tale requisito il Tribunale di Milano ha condiviso le deduzioni del reclamo Secondo giurisprudenza “in tema di esdebitazione del debitore incapiente, la valutazione del presupposto soggettivo della meritevolezza, rimessa al prudente apprezzamento del Giudice di merito, deve essere operata secondo il favor debitoris, per non andare in contrasto con la ratio dell’istituto” (Tribunale di La Spezia sentenza del 3 marzo 2022)

In tal senso non è corretto dedurre – come ha fatto il giudice della fase di opposizione – che il requisito di meritevolezza invocato dal legislatore si sostanzia in un giudizio “morale” sul sovraindebitato, volto ad appurare se questo “meriti” o meno di essere esdebitato (nel caso di specie la ricorrente non sarebbe stata, ad erroneo avviso del Giudice, affetta da patologia invalidante). Al contrario il legislatore della riforma ha optato per l’inserimento di requisiti negativi, ostativi ai benefici di legge, individuati nella mala fede (rilevante nel momento della contrazione del debito) o nel compimento di atti di frode (operante nelle fasi precedenti o successive all’ammissione alla procedura).

La finalità del legislatore con il giudizio di meritevolezza è di bilanciare il diritto dei creditori e la risoluzione dello stato di sovraindebitamento del debitore, bilanciamento che si risolve, tramite il criterio del minor sacrificio tra i beni contrapposti, nel riconoscere la meritevolezza del debitore salvo il caso in cui sia stato in mala fede nel momento della stipula del contratto di finanziamento o dei contratti di finanziamento ovvero, in una fase precedente o nel corso della procedura, abbia compiuto atti in frode ai creditori (cfr. Tribunale Napoli, 26 marzo 2021).

Giustamente, pertanto, il Collegio del Tribunale di Milano ha statuito che la ricorrente fosse meritevole “in quanto il suo stato di sovraindebitamento non può ritenersi determinato con dolo o colpa grave, né è stata segnalata la sussistenza di atti in frode”.

CONCLUSIONI

Quella delle procedure di sovraindebitamento è certamente una materia giuridicamente “giovane” e in quanto tale soggetta ad una fisiologica non omogeneità delle interpretazioni giurisprudenziali, non solo tra fori differenti, ma alle volte anche all’interno del medesimo Tribunale.

Ciò non di meno, gli strumenti per ottenere la giusta applicazione della normativa vanno perseguiti con fiducia, in quanto pronunce come questa contribuiscono a delineare un orientamento giurisprudenziale sempre più chiaro e meno imprevedibile, nell’interesse sia degli operatori del diritto che di coloro che possono beneficiare di questi istituti.

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Lo studio fornisce qualificata esperienza onde consentire l’accesso alle più adatta procedura di sovraindebitamento: attraverso un analitico esame della documentazione, lo studio accompagna il cliente alla definizione delle proprie posizioni debitorie sino alla fase di esdebitazione.

Foto di Alex Barcley da Pixabay